Nulla o quasi

Crisi.
Molte aziende hanno chiuso, altre stanno per chiudere, altre chiuderanno.
Fondi pubblici sono stati utilizzati per salvare banche e finanziarie dalla bancarotta in tutto il mondo.
E' servito a qualcosa?
A vedere da qui, non sembra.
Chi cerca lavoro ora vale ancora meno di prima. E' facilmente sostituibile, e anche le aziende che prima assumevano in blocco possono ora permettersi di selezionare anche in maniera dura, oltre che di assumere tramite contratti al limite del legale. Ad esempio, esistono cooperative che assumono persone come facchini da far lavorare in altre aziende, persone che poi faranno tutto fuorchè facchinaggio.
Se consideriamo che poi le persone dipendenti delle cooperative hanno molte meno tutele dei dipendenti delle altre aziende e in più devono pagare con parte del proprio stipendio una quota associativa, si comincia ad intravedere in che cosa si è trasformato il mondo del lavoro.
Ah, ritornando al discorso dei contratti, è importante sottolineare che i sindacati trattano con il governo e le altre parti ogni volta che si deve rinnovare il contratto in maniera separata, ovvero metalmeccanici, pubblico impiego, impiegati ecc..  ecco che quindi il fatto di assumere con contratti da facchino chi dovrà lavorare in un ufficio, per esempio, vanifica il lavoro dei sindacati e le conquiste.

Ma che il lavoro fosse svalutato e poco considerato era già intuibile da prima della crisi.
Le aziende, qui a Bologna abbiamo il bellissimo esempio della SASIB, hanno cominciato a dare più importanza al mondo della finanza, alla borsa, che alla produzione. Investire cioè denaro in altre aziende quotate in borsa le cui azioni, salendo, avrebbero fatto guadagnare all'azienda investitrice più di quanto l'azienda potesse guadagnare producendo e vendendo, con molti meno grattacapi. Ma se tutte cercano di guadagnare in borsa e nessuna più investe sul reale ambito produttivo, che succede? Succede che quando crolla l'impalcatura virtuale della speculazione, non rimane nulla, o quasi.
Risultato? La SASIB non ha chiuso ma quasi, come molte altre aziende.
Questo perchè investitori senza scrupoli utilizzano aziende sane e produttive del territorio come cavalli di troia per entrare nel mondo della borsa o per spremerle fino all'osso e portare a casa denaro da investire in altro - Prendiamo De Benedetti e la Olivetti (e tante altre aziende - anche la SASIB è stata rovinata dal sig. De Benedetti). Cosa rimane dell'azienda dopo tutto ciò?? Nulla o quasi.
A questo, associamo, ovviamente, una cattiva gestione da parte della nuova generazione di manager (ma anche di quella precedente), che sono cresciuti col pallino del guadagno ad ogni costo fregandosene del reale impatto che una tale politica potesse avere sul mondo reale - ricordo che questo tipo di politica è quella che provoca la chiusura degli stabilimenti qui in Italia per aprirne all'estero dove costa meno la manodopera.
Cosa rimane alla fine di questo lungo ed articolato discorso, del lavoratore?
Nulla o quasi. A che scopo, quindi, investire in psicologia (e psicologi) del lavoro?

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