Lo psicologo visto dagli altri
La disinformazione tra le persone in merito alla figura dello psicologo è davvero tanta. Oltre al classico pregiudizio per cui chi ha a che fare con uno psicologo è matto per forza di cose, è interessante notare le tipologie differenti di reazioni quando dico a qualcuno che sono laureata in Psicologia e che sono iscritta (da poco e finalmente) all'Albo degli Psicologi...
La più gettonata che viene spesso esternata a mo di battuta è: "allora adesso so a chi rivolgermi per i miei problemi mentali!", seguita dalla spiazzante rivelazione che in realtà proprio tanto di una battuta non si tratta.
Nella top five c'è sicuramente anche la variante paranoica del tipo: " ma quindi mentre ora stiamo parlando, tu mi stai sicuramente analizzando!" La risposta che vorrei dare ogni tanto è: "no, stavo semplicemente ignorandoti e pensando a cosa preparare per cena stasera..." Ahimè, non siamo dei Borg, non ricerchiamo notizie occulte nella mente degli altri e soprattutto, a parte casi patologici, ci piace fare una conversazione per il puro gusto di chiacchierare, senza ricavarne materiale di riflessione per ideare futuri esperimenti o confutare teorie psicologiche.
Peggio ancora sono le persone (e per fortuna sono piuttosto rare) che credono che uno psicologo conosca tutte le tecniche di persuasione più efficiaci e che le utilizzi per "raggirare" costantemente la gente. Ebbene no, non è sempre così, altrimenti faremo tutti gli agenti come mestiere...
A seguire troviamo un altro classico: "Ieri notte ho fatto un sogno strano, tu che hai studiato Psicologia, mi dici cosa significa?!" E poi vuoi anche i numeri da giocare al lotto?!
Le reazioni più divertenti però si riscontrano quando specifico che non sono una psicoterapeuta ma una psicologa del lavoro, soprattutto con i colleghi dei vari lavori temporanei che ho fatto nell'ultimo anno. I migliori sono quelli che ti guardano con sospetto (soprattutto in realtà aziendali piuttosto grandi) e che pensano che tu sia una specie di spia della gestione del personale o addirittura della dirigenza per controllare l'andamento de lavoratori a livelli più bassi. Per esempio, quando parlano di problematiche nell'ambiente di lavoro o con colleghi/responsabili, appena ti vedono ti sorridono e cambiano discorso, aspettano che tu sia a debita distanza e ricominciano da dove hanno interrotto parlando sottovoce. Ogni tanto mi viene la tentazione di farmi due risate passando di fianco a loro, dicendo che all'università ci insegnano anche a leggere nella mente, pertanto non è necessario parlare sottovoce o cambiare argomento, ma poi desisto, altrimenti chi gliele leva dalla mente poi queste cose...
Personalmente sono dell'idea che per essere degli psicologi validi sia più che utile una buona dose di empatia (condita con una certa capacità di distacco in certi contesti) e una discreta capacità sia di critica (costruttiva, possibilimente) verso gli altri che soprattuto di auto-critica, poi, a parte questo, non è necessario essere degli alieni telepatici in grado di sondare ogni singolo aspetto dell'inconscio umano con una semplice chiacchierata.
E' però anche vero che certe credenze in parte si sono sviluppate anche a causa di alcuni soggetti che per aver preso una laurea in Psicologia si credono Dio in terra o sfruttano, anche talvolta in maniera inconscia, il "potere" che acquisiscono per tutta una serie di meccanismi che si innescano con il proprio paziente/cliente.
In conclusione, da un lato non sarebbe affatto male che il mondo guardi allo psicologo in maniera diversa, liberandosi da tante credenze fasulle e in certi casi assurde, dall'altro è molto importante che noi psicologi cerchiamo di non dare una scorretta immagine di quello che siamo.
La più gettonata che viene spesso esternata a mo di battuta è: "allora adesso so a chi rivolgermi per i miei problemi mentali!", seguita dalla spiazzante rivelazione che in realtà proprio tanto di una battuta non si tratta.
Nella top five c'è sicuramente anche la variante paranoica del tipo: " ma quindi mentre ora stiamo parlando, tu mi stai sicuramente analizzando!" La risposta che vorrei dare ogni tanto è: "no, stavo semplicemente ignorandoti e pensando a cosa preparare per cena stasera..." Ahimè, non siamo dei Borg, non ricerchiamo notizie occulte nella mente degli altri e soprattutto, a parte casi patologici, ci piace fare una conversazione per il puro gusto di chiacchierare, senza ricavarne materiale di riflessione per ideare futuri esperimenti o confutare teorie psicologiche.
Peggio ancora sono le persone (e per fortuna sono piuttosto rare) che credono che uno psicologo conosca tutte le tecniche di persuasione più efficiaci e che le utilizzi per "raggirare" costantemente la gente. Ebbene no, non è sempre così, altrimenti faremo tutti gli agenti come mestiere...
A seguire troviamo un altro classico: "Ieri notte ho fatto un sogno strano, tu che hai studiato Psicologia, mi dici cosa significa?!" E poi vuoi anche i numeri da giocare al lotto?!
Le reazioni più divertenti però si riscontrano quando specifico che non sono una psicoterapeuta ma una psicologa del lavoro, soprattutto con i colleghi dei vari lavori temporanei che ho fatto nell'ultimo anno. I migliori sono quelli che ti guardano con sospetto (soprattutto in realtà aziendali piuttosto grandi) e che pensano che tu sia una specie di spia della gestione del personale o addirittura della dirigenza per controllare l'andamento de lavoratori a livelli più bassi. Per esempio, quando parlano di problematiche nell'ambiente di lavoro o con colleghi/responsabili, appena ti vedono ti sorridono e cambiano discorso, aspettano che tu sia a debita distanza e ricominciano da dove hanno interrotto parlando sottovoce. Ogni tanto mi viene la tentazione di farmi due risate passando di fianco a loro, dicendo che all'università ci insegnano anche a leggere nella mente, pertanto non è necessario parlare sottovoce o cambiare argomento, ma poi desisto, altrimenti chi gliele leva dalla mente poi queste cose...
Personalmente sono dell'idea che per essere degli psicologi validi sia più che utile una buona dose di empatia (condita con una certa capacità di distacco in certi contesti) e una discreta capacità sia di critica (costruttiva, possibilimente) verso gli altri che soprattuto di auto-critica, poi, a parte questo, non è necessario essere degli alieni telepatici in grado di sondare ogni singolo aspetto dell'inconscio umano con una semplice chiacchierata.
E' però anche vero che certe credenze in parte si sono sviluppate anche a causa di alcuni soggetti che per aver preso una laurea in Psicologia si credono Dio in terra o sfruttano, anche talvolta in maniera inconscia, il "potere" che acquisiscono per tutta una serie di meccanismi che si innescano con il proprio paziente/cliente.
In conclusione, da un lato non sarebbe affatto male che il mondo guardi allo psicologo in maniera diversa, liberandosi da tante credenze fasulle e in certi casi assurde, dall'altro è molto importante che noi psicologi cerchiamo di non dare una scorretta immagine di quello che siamo.
Lo psicologo è un duro mestiere, è difficile..eppure molti pensano che basti "sapere ascoltare" per fare lo psicologo(specie se clinico), basti leggere un cv per fare lo psicologo del lavoro, basti conoscere le fasi di piaget per essere uno psicologo dell'età evolutiva!!!!
RispondiEliminaCmq, hai perfettamente ragione, spesso ci guardano davvero come degli alieni...A me è capitato spesso: "Sei una psicologa del lavoro, bene..durante i colloqui cosa devo dire precisamente? Cosa devo rispondere ai test?".
Dott.ssa Francesca Bellando Randone