Pedofilia nei Campi dei terremotati


Ce ne siamo accorti per caso, io e la collega con cui condividevo il turno nel campo della Protezione Civile come Psicologo dell’Emergenza. SMentre facevamo un giro attorno al campo, chiacchierando, siamo passati vicino ad una struttura con facile accesso dalla strada, in una zona abbastanza riparata dal resto del campo e in grado di garantire, quindi, la privacy dagli sguardi più lontani. I ragazzi del campo sono soliti radunarsi qui a giocare: un grande gazebo allestito con tavoli sedie, coperto da tendoni di plastica.



Ecco cosa è successo:

Ci sono alcuni ragazzi, ed un adulto grande e grosso mai visto prima, che sembra giocare con loro. 
I ragazzi stanno giocando con gli album donati dall’Azienda Panini di Modena qualche giorno prima a tutti i bambini del campo. Le figurine sono sparse a centinaia sui tavoli e per terra e alcuni ragazzi schiamazzano attorno all’uomo - che ha in mano un borsellino - insistendo per avere soldi in cambio di figurine. Ma la cosa che mi colpisce subito è la macchina fotografica compatta che l’uomo porta alla cintura.
La mia collega si avvicina per parlare con l’uomo, io resto qualche passo indietro ad osservare e ad ascoltare i ragazzi.
Questi mi raccontano che l’uomo è arrivato dalla strada e ha offerto delle monetine - 50 centesimi - per fare delle foto ai ragazzi. Hanno rifiutato l’offerta tutti tranne uno, che soffre però di un ritardo cognitivo diagnosticato.
PEDOFILO, è la prima parola che mi viene in mente. Il sospetto è molto forte.
L’uomo è un signore grosso, sulla cinquantina, capelli brizzolati. Quando parla dà l’idea di una persona semplice, con qualche rallentamento cognitivo, come se fosse sotto l’effetto di un tranquillante. Racconta una storia inverosimile sul perché si trovi li: è venuto a trovare la madre, ma non sa in che tenda stia, così dice. Sa che però la madre si trova in quel campo perché tutto il paese si trova lì. Gli facciamo notare che quello non è l’unico campo del paese. Lui risponde che invece è sicuro perché un amico glielo ha detto mesi prima.
Il campo esiste da un mese soltanto, gli dice un ragazzino.
Io e la collega proponiamo all’uomo di venire in segreteria e di registrarsi, per poi aiutarlo a trovare la madre.
Dopo aver detto qualcosa di insensato e incomprensibile, si allontana.
Assicuratici che i ragazzi stanno bene e che il tizio non ha fatto altro che quella foto, continuiamo il giro attorno al campo, con l’intenzione di denunciare l’episodio ai carabinieri nonappena fossimo tornati.

Al nostro ritorno troviamo i carabinieri già allertati dai ragazzi (svegli e in gamba!!) e ne approfittiamo per raccontare ciò di cui siamo stati testimoni.
“Tornerà?” Ci chiedono.
“Probabilmente no, ma se fosse possibile sarebbe il caso di pattugliare anche questa zona fuori dal campo e di spargere la voce alle altre pattuglie perché prestino attenzione a casi simili.”

I campi della Protezione Civile in Emilia che accolgono i terremotati possono diventare un’occasione molto ghiotta per i pedofili.
I bambini si trovano spesso a giocare da soli in un territorio che può essere aperto e quasi sempre facilmente accessibile. Nel caso prima citato, i ragazzi di età compresa tra i 6 e i 15 anni si trovavano in una zona esterna al perimetro del campo con libero accesso alla strada e sufficienti ostacoli alla visuale per garantire la giusta privacy. E’ facile immaginare che un pedofilo possa effettuare un giro di perlustrazione, individuare le zone più favorevoli per un approccio e decidere di agire. Quindi attenzione! Il sospetto pedofilo che abbiamo allontanato io e la collega aveva certamente premeditato l’azione, oppure è stato molto fortunato.
Il mercato delle immagini di bambini è florido e,
 anche se non sono immagini sessualizzate, quelle rubate ai bambini dei campi possono trovare spazio nella collezione personale di un pedofilo.
Ora, volendo portare la situazione all’estremo per evidenziare i rischi che si corrono possiamo immaginare una situazione differente:
I bambini giocano, un pedofilo si avvicina con approccio giocoso offrendo loro qualcosa di appetibile  (monetine, dolci,…) e convince alcuni di loro a farsi fotografare.
Nessuno se ne accorge. Magari decide di tornare. Magari la seconda volta incontra solo bambini più piccoli. Magari riesce a convincerne uno ad andare a prendere un gelato in una baracchina poco distante. Il gioco è fatto: spesso negli articoli di cronaca sui giornali si leggono solo le conseguenze di azioni simili.
Nel caso raccontato prima siamo stati fortunati perché sono stati i ragazzi per primi a dimostrarsi attenti e pronti a dire di NO. Ma considerando che spesso si trovano da soli a giocare chissà dove, potrebbe capitare che un soggetto con un deficit cognitivo si trovi da solo con loro in un’occasione differente. Magari, invece di essere fotografato, il bambino/ragazzo potrebbe essere rapito per alimentare un mercato criminale vastissimo, che spazia dalle immagini pedopornografiche al traffico di organi.
Lo scarso controllo sui ragazzi da parte di genitori o adulti in genere è la condizione ideale per persone con cattive intenzioni, (e le difficoltà dovute alla vita in tendopolo sono tante).
Questo articolo vuole raggiungere due obiettivi:
Il primo, quello dell’avvertenza. Sapere che cose simili possono accadere, anche se in determinati contesti l’attenzione è concentrata altrove (in questo caso al terremoto, alle esigenze quotidiane degli ospiti del campo, etc.). Anzi, proprio per questo motivo il rischio di adescamento è più alto!
Il secondo, è quello di dire: fate attenzione, genitori, educatori, boy-scouts, carabinieri, volontari. In determinate situazioni sono necessari spazi protetti messi a disposizione dei minori per diverse ore al giorno e nei quali essi possono giocare in sicurezza anche da soli, o con almeno un adulto in grado di supervisionarli.
Le difficoltà di allestimento di questi spazi sono parecchie. Soprattutto, come già detto, a causa delle molteplici esigenze primarie di un campo allestito per questo genere di eventi. Però io sono dell’idea che pensare preventivamente anche a queste situazioni sia un investimento da fare tenendo presente le caratteristiche di ogni campo (numero degli ospiti, tipologia della popolazione, locazione geografica, etc…).
Basta un solo caso o un colpo di sfortuna, per pentirsene successivamente.

Commenti

  1. Anche se inorridisco, leggendo o sentendo queste cose che vengono fatte sui bambini, ho sempre considerato i pedofili come persone "malate" e, al di là di tutto l'odio, la rabbia e lo schifo che proviamo nei confronti di questi soggetti, la mia domanda è: Ma queste persone, possono essere aiutate a superare e ad eliminare questi forti desideri sessuali, queste pulsioni, nei confronti dei bambini?? Oppure è una forma di perversione che gli rimarrà sempre e quindi, lo stesso fenomeno esisterà sempre ed ovunque??

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Consulenze online: riflessioni su luci e ombre.

Incontri e Separazioni

Aggressività, Violenza e Umorismo - I parte