Il Terapeuta visto da vicino
In seguito alla serata pubblicizzata nel
volantino, ho pensato di pubblicare un post per ricapitolare i punti a mio
parere più importanti trattati: l'empatia, le emozioni in terapia e l'approccio
umanistico in generale.Perdonate l'incompletezza e la sinteticità, della
trattazione; chi fosse interessato ad approfondire può contattarmi.Dedicherò
invece un altro post alla domanda che mi aspettavo tutti facessero ma che
nessuno ha fatto: la differenza tra i vari psico-cosi.
"LA TERZA FORZA"
L'etichetta Psicologia Umanistica fu coniata nel
1962, quando gli approcci esistenti erano fondamentalmente due: Psicanalisi e
Comportamentismo.
Entrambe queste correnti avevano una visione dell'essere umano
piuttosto negativa e deterministica: per la psicanalisi l'essere umano era
governato da forze oscure intrapsichiche che solo con fatica sarebbe riuscito a
governare; il comportamentismo vedeva l'essere umano come un soggetto
fondamentalmente passivo, plasmato dagli stimoli ambientali positivi o negativi.
La Psicologia Umanistica invece si impose con una visione meno determinista e
meccanica e più improntata all'ottimismo: l'essere umano è guidato da bisogni
e spinto da un desiderio di affermazione personale e autodeterminazione.
La persona veniva considerata per la prima volta nella sua interezza, come insieme di esperienze, emozioni, bisogni e potenzialità.
In questa prospettiva, l'Essere Umano realizzato era quello che riusciva ad esprimere completamente le proprie potenzialità, non semplicemente quello che riusciva meglio ad adattarsi all'ambiente.
La persona veniva considerata per la prima volta nella sua interezza, come insieme di esperienze, emozioni, bisogni e potenzialità.
In questa prospettiva, l'Essere Umano realizzato era quello che riusciva ad esprimere completamente le proprie potenzialità, non semplicemente quello che riusciva meglio ad adattarsi all'ambiente.
IL TERAPEUTA
UMANISTA
Cambiando l'ottica, doveva cambiare per forza anche la figura del
terapeuta. Ecco quindi che il terapeuta umanista comincia a porsi in modo spontaneo e aperto, non giudicante.
Si pone
sullo stesso livello del cliente, non sopra di lui.Non insegna come si vive la
vita, aiuta la persona a scoprire come viverla meglio.Ha fiducia nella persona
che si trova di fronte e nelle potenzialità di questa; è empatico, capace di ascoltare e comprendere il punto di vista dell'altro.Lo
psicoterapeuta umanista incoraggia la persona e la stimola a diventare curiosa di se stessa.Questo
vuol però spesso dire, per la persona, andare ad investigare un luogo
sconosciuto e misterioso (e a volte pauroso): la propria interiorità.Un piccolo
esempio.I bambini, giunti ad una certa età, cominciano a deambulare e ad
investigare l'ambiente attorno a loro. Prima investigavano tutto ciò che si
trovava entro il raggio delle loro mani. Ora le gambe possono portarli molto
più lontani.Ma questo succede solo se il bambino si sente al sicuro, se
possiede cioè la sicurezza che la mamma sarà sempre pronta ad intervenire se
lui si trovasse in difficoltà o sarà un luogo dove ritornare per essere al
sicuro: una Base Sicura.
Questo è, molto semplicemente, il funzionamento del sistema di attaccamento.Quando
è attivato, il bambino non si arrischierà ad esplorare; per la persona adulta è
la stessa cosa: quando il "sistema di attaccamento è attivato non si
sentirà sicura di esplorare ciò che sta dentro di lei.Ecco quindi che il Terapeuta diventa la Base Sicura,
attraverso la sua relazione con la persona, il cliente.La relazione tra
terapeuta e cliente è la cornice entro la quale la persona può sentirsi al
sicuro nell'esplorare i propri vissuti ed emozioni sapendo che non è da sola.
Non solo. All'interno di questa cornice può anche permettersi di esplorare nuovi modi di essere e di vedere il
mondo, senza vergognarsene.IL QUI E ORAL'esplorazione non è rivolta al
passato, come nella psicanalisi, ma resta nel momento presente.La persona viene
incoraggiata a monitorarsi in ogni momento, a chiedersi cosa sta pensando, cosa
sta facendo, cosa sta dicendo
e sentendo. In ogni
momento, nel QUI E ORA.Il cominciare a prestare attenzione ai propri stati,
pensieri, azioni è il primo passo verso il cambiamento della propria storia
personale.
L'EMPATIA
Spiegare a parole cos'è l'empatia non è semplice.Esistono un sacco di "spiegazioni" razionali, di definizioni, sicuramente precise e corrette.Ma l'empatia è una capacità emozionale, è il sentire dentro di se le emozioni dell'altro; connettersi con se stessi per connettersi meglio con l'altro.
Trovo che questa breve animazione possa raccontare molto bene cosa significhi essere empatici.
https://www.youtube.com/watch?v=1Evwgu369Jw
LE EMOZIONI IN TERAPIA
Il cambiamento è anche trasformazione, è la crisalide che diventa farfalla. Ogni cambiamento vero è tale solo quando coinvolge anche la sfera emotiva. Il cambiamento non è mai solo razionale. In ogni aspetto della nostra vita, la parte razionale viene dopo quella emotiva.Avere consapevolezza della nostra vita emotiva significa essere consapevoli della nostra vita interiore, del nostro mondo psichico. Le emozioni raccontano cosa sta succedendo dentro di noi in ogni momento e sono la base su cui si struttura l'interpretazione del mondo esterno. A volte le emozioni non sono regolate; sono troppo intense, e ci impediscono di sentire qualunque altra cosa, oppure troppo poco intense. In entrambi i casi, diventa difficile dare un significato corretto a ciò che accade. Regolare le emozioni non vuol dire controllarle razionalmente: vuol dire aumentare la consapevolezza di se stessi e di quello che si sente e modulare le emozioni in base al proprio vissuto. Imparare a regolare, elaborare ed integrare le emozioni, quindi, permette di liberarsi di tutto ciò che appesantisce la nostra vita, quindi di liberare energie da utilizzare nella piena realizzazione delle proprie potenzialità.

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